4.37, la strada quella notte era quasi deserta, qualche macchina sfrecciava veloce, con fari accesi e casse spente, rompendo ogni traccia di silenzio. In lontananza, il respiro calmo del mondo che incalzava a ritmo lento, come una sinfonia in crescendo.

Le quattro e trentasette: presto quella linea blu all’orizzonte sarebbe diventata miscela di colori, sarebbe morta la notte per fare spazio al giorno. Due ragazze erano in marcia verso casa, di rientro da una bella serata, una serata di finestre affacciate sul mondo, una serata di musica, danze, avventure e risate. Due ragazze, in marcia, per niente stanche, che guardavano avanti impavide e camminavano, bucando la notte, senza guardare sulla sponda opposta ai loro volti.

Alla loro sinistra, sull’altro lato della strada, uno specchio poggiato al muro, uno specchio rotto ma bello, tremendamente bello, adagiato sul cemento, abbandonato, con gli spettri dei volti e dei corpi che un tempo aveva riflesso. Sembrava una porta verso un mondo parallelo, un percorso estraneo. Al suo interno la strada nella strada, vie infinite, possibilità infinite, scelte infinite.

Si misero a correre per raggiungerlo e senza esitare lo accolsero nella loro esistenza, iniziarono a camminare ma non erano più in due, erano in quattro e la strada, beh, anche quella si era moltiplicata, otto piedi avanzavano lenti, quattro bocche sorridevano felici, otto occhi vedevano ovunque, quattro in avanti, quattro sulla sponda opposta ai loro volti e fu allora, che, alle loro spalle, videro la notte addormetarsi e il giorno svegliarsi, se ne accorsero quando lasciarono allo specchio la libertà di riflettere il resto, la libertà di essere, davvero, una porta aperta verso percorsi estranei, verso strade nelle strade, verso scenari invisibili agli occhi, scenari che non avrebbero potuto vedere se non avessero guardato, a fondo, oltre i loro quattro occhi: era l’alba di un nuovo giorno, era l’alba di un nuovo mondo, era l’alba di un nuovo modo di vedere le cose, era l’alba di un nuovo modo di affrontare la vita perché, capirono allora, c’è un mondo dentro gli specchi che non avevano mai visto fino ad allora: dipende dall’angolazione, dipende dalla profondità con cui si cerca all’interno di quei mondi apparentemente conosciuti e invece, spesso, totalmente estranei.

Ci sono realtà riflesse che vanno oltre il riflesso, oltre l’univoco cercare se stessi dall’altra parte dello specchio, ci sono volti, corpi, strade, angoli e dettagli che aprono finestre sul mondo e che rendono possibile una vita oltre la vita: un mondo inafferrabile per le coscienze sterili, quelle di chi non guarda mai oltre se stesso.

InstaShot_20150531_144238