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Qualche passo indietro nel tempo, a ricordi sepolti tra chilometri d’asfalto, a noi, alle risate infinite, alle labbra viola di vino, alle canzoni a memoria e ai lividi sulla pelle: se chiudo gli occhi e salto, adesso, ripetendo quelle stesse parole e aggiungendone nuove tu sei sempre li, al mio fianco, poi a terra, poi sotto al palco, con me. Due di due, sempre. E vaglielo a spiegare agli altri cosa significa tutto questo, tutta questa nostalgia di te, di me, del nostro essere fratello e sorella, oltre il tempo e la distanza, del duedidue tutto attaccato, di Jack Frusciante uscito dal gruppo, del male di vivere, dei poeti maledetti, dei Noir Desir e di Caparezza. Ho chiuso gli occhi e ho iniziato a saltare, tanto si sa, è giusto così e lo capisco meglio adesso che macino chilometri da sola, con tanta gente intorno, si, ma da sola. Ho chiuso gli occhi e quando gli ho riaperti c’era il resto, quello che spesso ho evitato di vedere, quello che tu mi hai fatto notare spesso e che io masticavo a stento, pensando di non meritarne un briciolo: la vita, il caos, l’arte, la musica, le avventure, i viaggi, le notti in bianco, le odissee per tornare, le odissee per andare, i canti, la gioia, la follia, la consapevolezza di avere sempre e solo l’oggi per vivere al meglio. Diamine se ho capito adesso, e sto bene così.