Foto da Repubblica.it

Di Francesca Emilio, Bari – Ci sono molti modi per resistere e la natura, inevitabilmente, ce lo insegna. Basta pensare alla primavera degli ultimi giorni, sbocciata fuori dalle nostre case, nonostante qualche mese prima si pensava che la natura avesse sempre meno da offrirci a causa dell’inquinamento, conseguenza strettissima delle diverse azioni dell’uomo. Invece è tornata a riprendersi i suoi spazi, silenziosa e resiliente, bella e prepotente, ricordando all’uomo che lei si, è invece presente e sempre pronta a ripartire. Ma non solo, basta, per chi è possibile, fare una breve passeggiata nei propri giardini o nelle campagne adiacenti per rendersi conto che, così come sulla Murgia, nella nostra Puglia, sono tornati a splendere i papaveri. Proprio lì, in quel territorio spesso incontaminato, pochi giorni fa, tappeti di papaveri hanno invaso i luoghi riempiendoli di nuovi colori.

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Il papavero si sa, solitamente fiorisce a maggio, ma negli ultimi anni non è raro vederlo nascere anche verso aprile. Collegando questa rinascita “prematura” ad una data specifica, quella del 25 aprile, balza subito alla mente una domanda: la natura, non vorrà forse insegnarci qualcosa? Il papavero è indubbiamente il “fiore del partigiano morto per la libertà”. Questo è solo un frammento del celeberrimo canto popolare italiano le cui origini sono ancora incerte e oggetto di studio. Associata alla lotta partigiana e alla resistenza, nel corso degli anni, soprattutto negli ultimi – forse anche per via del fatto che “Bella ciao” è la colonna sonora del telefilm spagnolo “La casa di Carta” – ha acquisito di anno in anno un significato che va oltre la semplice lotta contro l’invasore e la morte di un uomo che combatte per la libertà. “Bella ciao” ha assunto oggi un significato più ampio di resistenza che va oltre i confini finora conosciuti per essere dunque inno di libertà e rivendicazione dei diritti e, insomma, un canto che urla, forte e all’unisono, contro ogni tipo di prevaricazione e abuso di potere.

Il sentimento con cui la si intona è diverso per ognuno, mentre i più giovani l’associano spesso e inevitabilmente al telefilm sopra citato, i più grandi, o comunque chi ne ha memoria, la cantano perché simbolo di lotta e di resistenza al fascismo, rivolgendo il proprio pensiero a quel momento della storia preciso in cui dal fascismo e dal nazismo ci si è liberati, forse, celando in sé anche la speranza che l’eco di quella lotta possa far da cassa di risonanza ad un presente che vede ancora molte persone ostaggio della mancanza di memoria in merito a quanto accadde in passato. Quella del 25 aprile, va ricordato, è una giornata importantissima per la storia d’Italia, lo è per la vittoria ottenuta dalle forze partigiane e dall’Esercito italiano i quali, durante la seconda guerra mondiale, a partire dall’8 settembre 1943, erano impegnati nella lotta e appunto, nella resistenza, contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e inoltre contro l’occupazione nazista. Quella giornata è importante e lo è ancora di più oggi perché nonostante siano passati molti anni, da allora la lotta si è trasformata, ma ha ancora necessità di resistere contro nuove forme di odio che, inevitabilmente, prendono spunto da quelle del passato.

Ma non bisogna pensare alla resistenza solo in termini politici, almeno non è questo che, forse, tornando alla domanda posta più su, la natura vuole insegnarci o meglio, ricordarci. “Bella ciao” va inteso oggi, appunto, con un significato più ampio, che oltre a ricordare a tutti, nessuno escluso, a prescindere dal proprio credo politico, che la lotta contro gli abusi di potere e la rivendicazione dei propri diritti è una battaglia giusta che ognuno dovrebbe aver facoltà di compiere per sé o per altri, deve portare alla memoria gli errori del passato affinché si possa guardare ad essi come strade da non ripercorrere, rinascendo invece, così come rinascono i papaveri, più forti e colorati, resilienti e resistenti, incuranti del proprio tempo, perché ogni tempo è quello giusto per riprendere in mano le redini della propria vita, vita che spesso viene negata e abusata, con assenza di diritti e giustizia per molti cittadini, donne, bambini e uomini.


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E allora perché non provare a dare a questo inno un significato nuovo? Senza rinnegarlo se lontano dal proprio credo politico? Ricordandosi che quel partigiano morto per la libertà non è diverso da tutte le persone che lottano ogni giorno per i propri diritti? Ne approfittiamo dunque per invitarvi a leggerlo, ad ascoltarlo e a cantarlo, magari accogliendo la proposta delle molte associazioni, pugliesi e non, tra cui l’associazione dei partigiani italiani, prendendo parte al flashmob e unendovi al “canto per la libertà” sui balconi di tutta Italia, intonando l’inno a gran voce, tutti insieme, per far da cassa da risonanza a quelli che sono stati i diritti violati ieri, a quelli che sono i diritti violati oggi e alle battaglie per cui ancora bisogna, inevitabilmente, lottare. “L’Italia ha bisogno, oggi più che mai, di speranza, di unità, di radici che sappiano offrire la forza e la tenacia per poter scorgere  un orizzonte di liberazione” – ha commentato l’Anpi. Appuntamento a domani, dai vostri balconi, a partire dalle ore 15 in poi.