Succede che un giorno ti perdi. Percorri chilometri senza avere un tracciato, vagando tra la sterpaglia, senza percorsi che abbiano un segno, facendo affidamento sulle costellazioni, tramonti, albe, per tracciare la rotta. Puoi scegliere se proseguire o tornare indietro, cercando la via più comoda e facile. Io ho sempre scelto di non tornare indietro, di continuare anche a costo di vagare nel nulla. Perché poi, quando meno te lo aspetti, il tracciato, quello giusto (o l’ennesimo errato), prende forma davanti a te. E passo dopo passo, arrivi esattamente dove devi arrivare perché si, che tu ci creda o no, l’universo trova sempre il modo per correggere la rotta, magari facendoti fare mille giri, a volte inutili, duri, tremendi, ma che alla fine, in qualche modo, ti fanno ritrovare te stesso e ti conducono esattamente dove devi essere. Tipo quella volta in cui mi ritrovai qui, davanti a questo spettacolo capace di togliermi il fiato che mi lasciò soltanto il tempo di pensare “wow, ho fatto bene a non mollare”.