Ripetono sempre di prendere un treno quando passa, perché, una volta passato, non passa più. E si, in effetti è vero, bisogna prenderli i treni, ma bisogna anche saper osservare dietro le quinte, lavorare in silenzio, attendere e perderne qualcuno di tanto in tanto, perché, forse, se ci sali così, solo per paura di perdere un occasione, il treno ti prende in pieno e ti travolge, se sai aspettare, se sai essere paziente, il treno ti travolge lo stesso, senza investirti però. E non diciamo cavolate, non è vero che i treni passano solo una volta, le seconde, le terze, le quarte corse esistono, non sono una leggenda metropolitana, magari non era la prima la corsa giusta: fa niente, sarà per la prossima, quanto dovremo attendere? Mezz’ora? Un’ora? Due anni? Va bene, intanto però bisogna essere impegnati a vivere – questo è quello che ho sempre pensato – tanto in fondo doveva andare così, così era scritto, così doveva essere, ma questo viaggio ci porterà comunque esattamente dove dovremo essere al momento giusto o in quello sbagliato e sarà perfetto così, perché avremo pensato a vivere il nostro viaggio, non al traguardo. Prima o poi arriverà il treno giusto e arriva, diamine se arriva, e ti travolge in senso buono, e ti porta in luoghi e mete lontane e meravigliose, che non potevi neanche immaginare. Io lo sto sentendo in lontananza il suo fischio, le luci non le vedo ancora, ma se mi concentro, lo sento e le valigie sono pronte.

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