Sto cercando una foto rappresentativa per accompagnare questo delirio cosciente dell’ultimo giorno dell’anno. Il problema è che ne ho una miriade perché quest’anno è stato un anno pieno, quest’anno è stato un anno bellissimo, almeno lo è stato per me. Certo, non sono mancate quelle pugnalate dritte al cuore o allo stomaco, quelle che la vita deve darti ogni tanto per ricordarti “oh, stai karma”. Ecco se non fosse stato per quelle cose lì probabilmente sarebbe stato un anno perfetto, ma a me la perfezione non è mai piaciuta. Dagli errori e dalle strade sbagliate sono nate le cose più belle e il 2017 mi ha dato tantissime prove schiaccianti in merito. È stato un anno allucinante e chi cammina al mio fianco sa bene cosa ho attraversato e cosa sto attraversando. E’ stata, e forse lo sarà ancora per un po’, una traversata, ecco, questa è la parola giusta: una traversata in una barca dissestata che sto costruendo giorno dopo giorno, una barca che percorre le vie infinite di un mare fatto di strade che in ogni vicolo nascondono tanta bellezza, ma anche tanta merda. Si, ho detto proprio così, tanta merda. E a me questo non spaventa affatto, anzi, da un po’ di giorni ho raggiunto una pace interiore che non riesco neanche a descrivervi, io sto bene, sto benissimo con tutto di me e tutto quello che so è che sto camminando e finalmente, al di là di quello che mi divide tra la mia strada e i miei vari punti di arrivo, c’è un orizzonte che si sta delineando e diventa sempre più chiaro e definito. Io non ho più paura di affrontare la strada, di lasciarmi trascinare nel baratro, di risalire, perché ogni volta mi sento più forte e proprio non mi importa di cosa accadrà domani perché il mio tempo lo vivo al presente circondandomi solo di persone che mi fanno stare bene e nutrendomi solo di quello che amo, ed è questo, insieme a tutto il resto che mi porterà al luogo a cui appartengo – si, in sottofondo c’è Somewhere I belong, la playlist è quella che mi accompagna durante tutti i viaggi, dai più brevi ai più lunghi, cercatela, si chiama On the road. Tornando all’ultimo delirio cosciente dell’anno, beh, fermi tutti, in realtà io sono felice, ma lo sono perché ho imparato a salvarmi, perché non è facile stare al mondo quando sei così fottutamente sensibile ed empatico, quando soffri per chi sta male, male davvero, quando vorresti salvare chiunque ed essere in prima linea per lottare contro le ingiustizie, dal cane incatenato in un agriturismo, al bambino costretto a vivere in strada, dalle cose piccole a quelle più grandi. Io soffro un casino e quest’anno questa sofferenza è diventata più grande, così grande che ho dovuto fare dei restauri per ingrandire la porta d’ingresso del mio Universo Inverso e Astratto, quel luogo sicuro in cui mi rifugio quando proprio niente va per il verso giusto, sul mare, sotto un cielo di stelle, con una luna rossa da togliere il fiato. Sono stata parecchio in silenzio, ho smesso di cantare, di scrivere, ho lasciato andare parecchie cose e non me ne pento, non me ne pento affatto, perché tutte le cose vere, quelle a cui sono legata sul serio e indissolubilmente, sono tornate e ora non riesco più a contenerle, sono così tante che vorrebbero esplodere. Passo dopo passo ogni cosa troverà il proprio spazio, come me d’altronde, che viaggiando tra la realtà e il mio Universo Inverso & Astratto ho imparato a far coincidere i due mondi senza farli collidere. Vi chiedo scusa se non sono stata presente, se vi è sembrato che me ne sia fregata, si è vero, non me ne frega niente, ma non me ne frega niente nel senso che vivo come viene e non mi importa di quello che pensate. Vi chiedo ancora scusa se mi importa di lottare solo per chi merita o per chi ne ha davvero bisogno, se dopo tanto tempo metto me al primo posto, se sono libera e libera voglio restare. E vi chiedo ancora scusa, se non vi ho detto alcune cose, per esempio non ho mai detto che quella volta, dopo essere tornata a casa dopo quel viaggio, ho ascoltato “Il mio canto libero” e ho pianto come una bambina, consapevole del fatto che avremmo rimesso a tacere tutto perché la libertà dei nostri animi selvaggi era difficile da contenere, non ho mai detto tante cose diamine, ma non mi pento neanche di questo, perché ogni cosa è esattamente lì dove deve essere, compresa io, che sto bene qui e sto bene nel mio Universo Inverso e Astratto, sto bene con il meglio e con il peggio e ho finalmente trovato quella crepa colma di luce che proprio non voglio riparare, voglio rompere ancora di più per poter continuare a camminare su questa strada, con tutta questa nuova e bellissima luce. Ogni giorno per me è la fine dell’anno, perché ogni nuova alba detta un nuovo ciclo. Sono rimasta tanto in silenzio, l’ho già detto, ma l’ho fatto perché ho sintonizzato per bene le mie frequenze per ascoltare meglio tutti i segnali, per non farmi sfuggire nulla. E dopo tutte queste parole ho capito pure che foto dedicare a questo post, una foto che in fondo rappresenta la mia costante – la strada – scattata un po’ di giorni fa a Bari, alle 4 di notte circa. Mi sembrano due universi che si allineano, la realtà e il mio Universo Inverso e Astratto, che finalmente stanno in equilibrio in qualsiasi posto. Questa foto mi ricorda anche una delle canzoni presenti nel mio EP (ah, a proposito, state “karmi” anche voi, arriverà, manca solo un brano adesso) la canzone si chiama “Una strada” e senza dire nulla in più vi scrivo qui la frase che mi sembra più adatta da citare:

C’è un tempo per attendere l’universo ed uno per alzarsi e andare a prenderselo.

Ecco, voglio augurarvi di trovare la forza di alzarvi e prendere quello che vi spetta, quello che volete, quello che sognate, senza paura, perché non è mai tardi, mai. Voglio augurare a voi che mi state leggendo e anche a chi non lo farà – perché ONESTAMENTE chi si legge una pagina intera di delirio cosciente di una Gueva qualsiasi – di trovare la vostra crepa, di romperla e di far uscire quella dannata luce. Ci sono tante altre cose che mi auguro, per esempio mi auguro di continuare a lottare, di continuare a fare quello che posso per cambiare le cose, per migliorare un pochino il posto in cui vivo, per me e per gli altri. Auguro un po’ a tutti di imparare ad ascoltare e ad ascoltarsi, di ritrovare quella sensibilità e quella umanità che ci rendono tutti cittadini dello stesso mondo. Io soffro si, ma non smetto proprio di credere che un cambiamento sia possibile. Sono idealista e utopista, ma diamine, va bene così. Io continuerò ad essere quella che sono, a credere nella legge morale, a lottare a pugni chiusi, a vivere, a scrivere, a cantare, ad immortalare momenti nei miei scatti, a fare quello che mi pare, ad essere libera, nonostante tutti i nonostante.

Buon anno <3

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